Dovizioso e Ducati, perché crederci è d’obbligo

Ultimo giro del GP Austria classe MotoGP. Andrea Dovizioso (Ducati) conduce la gara per pochi secondi sul campione in carica e leader del mondiale Marc Marquez (Honda). I 2 piloti arrivano alle ultime 2 curve praticamente incollati e si sono già incrociati molte volte in quella gara. Alla staccata della penultima curva Marquez va all’esterno. Le prova tutte, ma non basta. Così all’ultima curva lo spagnolo prova un sorpasso come quello di Rossi su Lorenzo in Catalunya 2009. Dovizioso però rimane freddo, attende che il suo avversario vada largo e con un maestroso incrocio di traiettorie lo sorpassa a pochi centimetri, andandosi a prendere la sua terza vittoria stagionale con i box Ducati in una festa pazza e sfrenata.

Ho pensato di raccontarvi questo momento perché all’inizio della stagione avevamo menzionato i vari Marquez, Vinales e Rossi come i veri protagonisti del mondiale mentre lasciavamo la Ducati come una squadra che sarebbe andata in difficoltà visto il divieto delle ali. Ma qualcosa è cambiato. Prima c’è stato l’unico podio stagionale di Jorge Lorenzo a Jerez, una pista poco favorevole alle rosse di Borgo Panigale, poi la vittoria di Dovizioso al Mugello che ha battuto Vinales con una Yamaha che prima di quella gara ne aveva vinto 5 delle ultime 6 nella pista italiana. Poi a Barcellona un’altra vittoria per il Dovi. Che ad Assen diventerà per la prima volta in carriera leader del mondiale.

Alcuni pensavano però che il buon Andrea avrebbe presto fatto i conti con la ‘realtà’, e che presto non solo avrebbe perso la testa della classifica, ma sarebbe finito fuori dalla lotta iridata. Non è più il leader, questo è vero, ma da oggi guai a dire che Andrea Dovizioso non può lottare per il titolo. Perché in un week-end in cui (diciamolo) Ducati e Honda si sono equivalse, Dovizioso ha battuto Marquez, colui che potremmo definire come il pilota più forte degli ultimi 10 anni, se non oltre. E non lo ha battuto con una miglior moto i con delle migliori gomme, no. Lo ha battuto con l’istinto. Quell’attimo che solitamente separa i buoni piloti dai top riders. Quell’attimo che, titolo o no, ha già consegnato Dovizioso nella storia della MotoGP.

Ora la classifica recita -16 da Marquez. Vero, le prossime gare (soprattutto Silverstone ed Aragon) non sono favorevoli alla Ducati. Vero, la Yamaha (Vinales e Rossi) può ancora rientrare in lotta. Ma nel mondiale più bello degli ultimi 20 anni, Dovizioso può recitare un ruolo da grande protagonista. Anche grazie al lavoro e ai miglioramenti che ha portato alla Ducati da ben 4 anni. Non si tratta solo della nuova catena anteriore: la nuova Desmosedici è veramente una moto in grado di lottare per il titolo come ai tempi di Casey Stoner. E con un Andrea Dovizioso mai cosi efficace come quest’anno, ci sono tutte le buone intenzioni di portare colui che era definito fino a poco tempo fa un ‘pilota normale’ a diventare un campione del mondo MotoGP! E a farlo con una moto italiana! Provaci DesmoDovi!

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Andrea Mattavelli
Nato a Gallarate (Varese), classe 1995, appassionato di corse e del motorsport dall'epoca Schumacher-Ferrari. Cresciuto con la Formula 1, ora appassionato di tutte le varie categorie dell'automobilismo (inclusa la Formula E) ;)