MotoGP: Marc Marquez vs Andrea Dovizioso. Così lontani, così vicini

Il Mondiale MotoGP 2017 è pronto a vivere il suo epilogo: nel fine settimana che sta per arrivare, infatti, la massima categoria vedrà decidere il campione del mondo della stagione corrente, con la diciottesima prova in programma sul tracciato spagnolo di Valencia. A contendersi l’iride saranno Marc Marquez ed Andrea Dovizioso, fin qui capaci di monopolizzare la contesa con 6 vittorie a testa, per un complessivo di 12 successi ottenuti sui 17 Gran Premi disputati.

Un duello del tutto inaspettato alla vigilia. Non ovviamente per la candidatura di Marc, già tre volte titolato nella “top class” e punto di riferimento sin dal suo debutto nel 2013, con un futuro davanti a sè altrettanto potenzialmente brillante; quanto, piuttosto, per quella del 31enne forlivese, che dopo anni ad aprire la “retroguardia” dietro ai campioni conclamati, riconosciuti ed acclamati, sta vivendo una stagione in cui è stato capace di correre ad un livello mai esplorato in precedenza, giocandosi una possibilità del tutto insperata per chiunque ad inizio 2017, anche per i più ottimisti ed incalliti sostenitori del “Dovi” e di Ducati.

Già solo l’ingrediente appena menzionato rende appetitosa la sfida, ma ce n’è un altro che può tranquillamente aggiungersi. In termini di stile ed approccio alla pista, non possono esistere due piloti sulla carta più diversi del 24enne iberico e di Andrea: tremendamente veloce, istintivo, talento puro ed a tratti geniale il primo; metodico, razionale, gran lavoratore e calcolatore il secondo. Due filosofie pressoché diametralmente opposte, che dimostrano come non vi sia, in realtà, un identikit del perfetto aspirante campione del mondo, una base sicura da cui partire per plasmare il corridore ideale.

Certo, va detto che, per arrivare a tal punto, i due hanno dovuto parzialmente rivedere la propria natura, completandosi ed apprendendo qualcosa l’uno dall’altro. Marquez, dopo un campionato 2015 in cui ha sciupato molto, ha imparato che, nelle gare, ci si deve saper anche accontentare, correndo in difesa se non si ha il potenziale per vincere. Lezione pienamente assimilata l’anno passato e perfezionata in questo, laddove, specie ad inizio stagione, non aveva a disposizione una Honda perfetta e così competitiva, rispetto alla concorrenza. Dovizioso, dal canto suo, ha invece perfettamente tradotto sull’asfalto la filosofia del “cavallo bianco-cavallo nero” che porta disegnata sul casco, riuscendo a gettare il cuore oltre l’ostacolo in situazioni limite ed andandosi a prendere di forza, cattiveria e determinazione dei successi parziali, come quasi mai aveva dimostrato di saper fare in precedenza. I Gran Primi vinti in volata proprio su Marquez, al Red Bull Ring ed a Motegi, sono l’emblema di questo cambiamento dell’alfiere ducatista.

Ed è anche questo il bello delle competizioni: due avversari che si stimolano a migliorarsi a vicenda, confrontandosi in pista in modo duro ma nei limiti, mantenendo al contempo un rapporto civile e di sincera stima nei rispettivi confronti. Mai come in questa occasione si può dire che, chiunque vinca, sarà un più che degno e meritevole campione del mondo.