MotoGP: il pagellone della stagione 2017

Con il Gran Premio della Comunità Valenciana si è chiuso il Mondiale MotoGP 2017, che un’altra volta ancora ha visto prevalere, nella categoria regina del Motomondiale, lo spagnolo Marc Marquez. Il campione della Honda, con questa affermazione, è giunto a quota sei titoli in carriera, quattro nella “top class”, ad appena 24 anni. Numeri impressionanti, che testimoniano la sua grandezza e l’impronta che sta marchiando a fuoco su questo sport. Ma non è stato solo Marc a prendersi la scena. Scopriamo il bilancio dei piloti titolari di questa stagione 2017, appena andata in archivio.

Marc Marquez 9: il suo titolo è meritato. Veloce, costante e, soprattutto, maggiormente in grado, rispetto al suo rivale fino all’ultima corsa, Andrea Dovizioso, di metterci una pezza nelle occasioni di minore competitività, in cui è fondamentale portare a casa quanti più punti possibili nel proprio carniere personale. Bravissimo a sfruttare la crescita della Honda a stagione in corso, collezionando 10 podi su 12 Gran Premi da Barcellona in avanti, con in mezzo la rottura del motore di Silverstone ed una gara, in Malesia, condotta da ragioniere. Come nel 2016 ha piegato tutti alla distanza, facendo la differenza nella fase calda della stagione.

Andrea Dovizioso 9: esce battuto nel confronto diretto per il campionato, ma la sua stagione resta clamorosa. Impronosticabile vedere il forlivese di Ducati correre a questo livello, soprattutto dal punto di vista dell’approccio al fine settimana e della consapevolezza dei propri mezzi, ad inizio stagione. Essersela giocata fino all’ultimo contro un campione come Marquez, cosa riuscita solo a Jorge Lorenzo nel 2013, anno di debutto dell’asso iberico della Honda in MotoGP, rende perfettamente l’idea circa la bontà della prestazione offerta dal “Dovi” nel 2017.

Maverick Vinales 6,5: risultati alla mano, la sua stagione è divisibile in due parti. Nel primo terzo di Mondiale è un pilota, nei restanti 2/3 un altro. Se all’inizio sembra involarsi verso una marcia quasi implacabile, il cambio di telaio deciso dalla Yamaha, da Assen in avanti, lo manda in confusione tecnica, facendogli perdere progressivamente fiducia, morale e di conseguenza potenziale. Deve crescere sotto questo punto di vista, nella capacità di fronteggiare le situazioni difficili, se vuole diventare un vero contender per il titolo. Talento e velocità non gli fanno assolutamente difetto.

Dani Pedrosa 6,5: è mancato nettamente in alcune occasioni, pagando una incapacità di fondo nel mandare in temperatura gli pneumatici Michelin versione 2017, in condizioni di scarso grip e bagnato. Tuttavia, quando è stato in ordine tecnicamente, ha dimostrato di saper andare ancora piuttosto forte, portandosi a casa due vittorie ed altri 7 piazzamenti a podio.

Valentino Rossi 6: non ha mai dato l’idea di essere entrato in sintonia con la M1 versione 2017, a prescindere dalle modifiche tecniche apportate dalla casa di Iwata, e di conseguenza nella partita per il titolo. Logico risultato è il magro bottino finale, salvato giusto da alcuni acuti nei feudi classici di Assen e Phillip Island, che restano le gare probabilmente migliori disputate dal pesarese quest’anno.

Johann Zarco 8: campionato di debutto sensazionale, da parte del 27enne francese. Veloce, consistente ma soprattutto consapevole del suo potenziale e di cosa serviva per migliorarlo. Un approccio alla categoria molto aggressivo, che gli è costato qualche rimprovero per la condotta in pista tenuta, ma che, al contempo, non ha minimamente scalfito la solidità del nativo di Cannes. Speriamo che Yamaha lo tenga maggiormente in considerazione nel 2018, lo meriterebbe appieno.

Jorge Lorenzo 5: bilancio ampiamente deludente, soprattutto per quanto mostrato nella prima metà di stagione. Si riprende lievemente nel finale, se non altro a livello di potenziale mostrato, ma non sempre riesce a concretizzare la domenica (vedasi gli errori di Misano e Valencia). Attendersi qualche difficoltà di adattamento alla Ducati, dopo anni passati su di una moto completamente diversa come caratteristiche e filosofia costruttiva, era normale, ma a volte è mancato in maniera clamorosa, troppo considerate le aspettative riposte su di lui. A maggior ragione se messo a paragone con il Dovizioso versione 2017.

Danilo Petrucci 6,5: bilancio positivo per il ternano, grazie ad una Desmosedici ufficiale che gli consente di avere acuti importanti non solo sul bagnato, suo classico terreno di caccia, ma anche in condizioni di asciutto, laddove va ad un niente dalla vittoria in quel di Assen. Deve crescere in termini di continuità, poiché a volte è incappato in week-end troppo difficili ed avari di soddisfazioni, senza riuscire a raddrizzare minimamente la situazione.

Cal Crutchlow 5,5: stagione non esaltante per il 32enne britannico, le cui sortite nelle posizioni che contano sono state troppo rare, considerato ciò che aveva a disposizione e quanto dimostrato in passato. Oltre ad una competitività non delle migliori, non riesce ad essere particolarmente consistente, collezionando numerose cadute e ritiri in gara.

Jonas Folger 6,5: meno appariscente del suo vicino di box Zarco, è autore di alcune belle prove nella prima metà del campionato, con l’acuto davanti al pubblico di casa, al Sachsenring, laddove fa gara quasi alla pari con Marquez. Martoriato dai problemi fisici nella seconda porzione di stagione, è costretto a terminare anzitempo la sua annata di debutto.

Jack Miller 6: stagione senza acuti per il giovane australiano, che se non altro dimostra una continuità di rendimento maggiore in gara, limitando il numero dei ritiri rispetto al primo biennio trascorso in MotoGP.

Alvaro Bautista 5,5: nella prima parte di stagione si dimostra sovente piuttosto competitivo, senza tuttavia riuscire a concretizzare sempre il proprio potenziale. Un pò in calo con il passare dei Gran Premi, laddove subisce l’arretratezza tecnica del mezzo a sua disposizione.

Andrea Iannone 5: un finale di campionato in lieve ripresa non cancella la restante parte del 2017, in cui ha faticato ad essere competitivo compiendo, al contempo, qualche errore di troppo in gara. La Suzuki è parsa in regresso rispetto al 2016, ma anche lui non sempre è sembrato adeguatamente lucido e sereno nell’affrontare la situazione.

Scott Redding 5: stagione anonima, anche quando si sono presentate le condizioni di bagnato in cui, sovente, in passato ha dimostrato di sapersi inserire nella lotta per le posizioni che contano.

Aleix Espargaro 5,5: a tratti veloce e competitivo con l’Aprilia, ha palesato un’altra volta ancora il suo limite storico, cioè l’incapacità di concretizzare appieno il proprio potenziale la domenica. Troppi errori e ritiri accumulati, serve maggiore continuità.

Alex Rins 6: alle difficoltà tecniche di Suzuki, già evidenziate in precedenza con riguardo a Iannone, si aggiungono, per lui, i tanti problemi fisici patiti ad inizio stagione, tra infortunio nel test di Valencia, a fine 2016, ed al terzo appuntamento iridato ad Austin, che hanno reso traumatico il suo impatto con la MotoGP. Nonostante ciò, una volta ripresosi è autore di una seconda parte di campionato in crescendo, in cui sovente è capace di lasciarsi alle spalle il proprio compagno di team, ben più esperto di lui.

Pol Espargaro 6: la sua stagione va di pari passo con la crescita della Ktm, migliorando in maniera percepibile il proprio livello nella seconda porzione di 2017.

Loris Baz 5,5: difficile chiedergli di più con il materiale tecnico a disposizione. E’ mancato, tuttavia, nelle occasioni di gare disputate sul bagnato, od in condizioni miste, che hanno spesso esaltato lo spilungone transalpino nella sua esperienza in MotoGP.

Esteve Rabat 4,5: conferma di faticare a stare al passo dello standard richiesto dalla categoria, in termini di prestazioni e talento. Se non altro, è abbastanza continuo nel rendimento.

Karel Abraham 5: stagione in linea con le attese, sia con riguardo alle sue possibilità, che a quelle concesse dal mezzo che ha avuto modo di condurre in questo 2017.

Bradley Smith 4,5: risale leggermente nelle ultime uscite stagionali, ma è a lungo in grave difficoltà a raggiungere un livello di competitività dignitoso. Lontano parente del buon pilota ammirato nel biennio 2014-15 in Yamaha Tech3.

Hector Barbera 4,5: se nel 2016 aveva disputato, probabilmente, il suo miglior campionato in MotoGP, decide quest’anno di congedarsi dalla categoria in malo modo, conducendo una stagione pessima e con pressoché zero soddisfazioni.

Sam Lowes 4: non si è adattato alla categoria, faticando ad essere competitivo e commettendo, al contempo, una quantità di errori difficilmente accettabile, a certi livelli. Il destino del britannico è parso sin da subito segnato, anche in seno alla considerazione del proprio team nei suoi confronti.