Patente a punti in MotoGP: sicuri fosse inutile?

Dopo diversi anni, prima dell’inizio della stagione 2017, la DORNA e la Grand Prix Commission hanno deciso di eliminare la patente a punti nelle varie categorie del motomondiale. Proprio a causa della patente a punti, Valentino Rossi perse il titolo nel 2015, visto che gli venne negata la possibilità di giocarselo ad armi pari con Lorenzo.
Rossi, infatti, a causa di una sanzione di 4 punti comminatagli dai commissari in Malesia, dovette partire dall’ultimo posto dello schieramento nella gara di Valencia. Proprio in quell’occasione, Rossi sfiorò il suo decimo titolo, ma fu Jorge Lorenzo ad avere la meglio.

Altre penalità caratteristiche della patente a punti erano la partenza dalla pit lane nel caso in cui ad un pilota fossero stati inflitti 7 punti di penalità nello stesso anno, e il ‘race ban’ per una gara nel caso in cui ad un pilota fossero stati inflitti 10 punti di penalità nello stesso anno.
Assieme all’uscita di scena della patente a punti sono arrivati altri cambiamenti riguardanti soprattutto le procedure di inizio e fine sessione, cambio moto e format.

Altra importante modifica regolamentare è stata la maggiore possibilità di infliggere sanzioni data agli steward. Proprio una nota ufficiale dell’anno scorso, recita: «Considerando che gli steward della MotoGp hanno molte possibilità di infliggere penalità, questo sistema non è più necessario e sarà ritirato».
Tutto encomiabile, ma questo sistema funziona? La risposta è facile: NO.

Il principale motivo per cui questo sistema non funziona, è l’assenza di un riferimento per le sanzioni: gli steward possono comminare sanzioni ‘in race’, che siano di tempo o meno. E’ attualmente molto difficile, infatti, che gli steward possano influenzare la gara successiva rispetto a quella in cui sono state commesse irregolarità.
Altro motivo per cui l’attuale sistema non può funzionare è che gli steward non sono fissi: questo non permette di avere uniformità di giudizio e, come detto sopra, non ha ancora visto degli steward interferire con la gara successiva.

Con la patente a punti era facile sanzionare i piloti dopo un certo numero di irregolarità, adesso è invece quasi impossibile vedere qualcuno partire dal fondo della griglia.

Un chiaro esempio di come questo attuale sistema non sia efficace, lo si può vedere con Marc Marquez: il pilota spagnolo della HRC è molto aggressivo e nella gara di Termas de Rio Hondo ne ha combinate di tutti i colori.
Dopo l’inopinabile ride through dovuto al ‘contromano’ effettuato in griglia di partenza, Marc ha avuto a che fare con diversi piloti, molti dei quali sono caduti ed hanno poi dato a Marquez la colpa di quanto accaduto. Anche le immagini parlano chiaro, e Marquez se l’è cavata con 30 secondi di penalità a fine gara. I 30 secondi comminati a Marc, sono costati allo spagnolo diverse posizioni.

Tralasciando la passata stagione, già Marquez in questo 2018 avrebbe avuto almeno cinque punti decurtati dalla sua licenza, e sarebbe già pronto per partire dal fondo della griglia nel GP di Spagna.
Questo sistema, nonostante la sua rimozione, sarebbe importantissimo per far capire ai piloti fin dove si possono spingere e, di conseguenza imporre dei limiti nell’aggressività delle manovre. Infine, il timore di partire dal fondo, dalla pit lane o addirittura di saltare una gara sarebbe già di suo un ottimo deterrente per le manovre più sconsiderate ed aggressive.