La Le Mans degli altri.

Di Gianluca Andretta

Quest’edizione della 24 ore di Le Mans sarà ricordata per la prima vittoria della Toyota e per la seconda vittoria di un costruttore giapponese nella super classica francese (la prima fu la Mazda qualche hanno fa nel 1991).

E’ stata una gara che segnerà la storia dell’endurance in negativo per alcuni aspetti, in positivo per altri. Ripercorriamo insieme la griglia di partenza analizzando le gare delle vetture meno considerate del gruppo.

Prime fra tutte le due Rebellion Racing (telaio Oreca e motore Gibson) grandi attese alla vigilia ma alla fine deludenti. Molti le vedevano come l’unica alternativa alla sfida privata tra le Toyota, ma per i giapponesi non presentano mai un pericolo reale, anzi nella prima parte seguono a fatica la BR 01 del SMP Racing. I russi grandi terzi fino al botto serale, ben oltre le aspettative con la macchina #17, che si dimostra veloce e affidabile, rimanendo sempre intorno a un giro di ritardo dalle Toyota. Ottima gara anche delle seconda BR 01 ufficiale, anche se condizionata dai problemi di motore e costretta al ritiro a meno di un’ora dalla fine. Fino al ritiro viaggiava comodamente alle spalle delle Rebellion.

Nella classe LMP2 sono più gli oggetti misteriosi che le certezze. Iniziamo con la bomba post gara: G-Drive, prima al traguardo, esclusa per irregolarità. La vittoria passa passa alla Signatech Alpine (già qua sorge un problema: la LMP2 è una classe solo per privati, che ci fa una casa ufficiale?). Grande gara per la Villorba corse che dopo le mille disavventure riesce ad arrivare al traguardo. United Autosport e Dragonspeed atesissime non pervenute nei piani nobili della classifica. Il terzo oggetto misterioso è una casa che ha vinto il bando: la Riley americana (se ne sono perse le tracce in Europa dopo la scorsa edizione).

Capitolo GT: un balance of performance non esattamente funzionate ha nettamente favorito Porsche e Ford GT scatenando le ire degli altri costruttori al via. BMW a sprazzi competitive ma si sono sciolte sulla distanza, Corvette e Aston Martin mai in gara. Le Ferrari meritano un discorso a parte: di tre auto al via l’unica competitiva è stata quella di Giovinazzi-Vilander-Derani, sesta alla fine, spesso in lotta ai piedi del podio, ma mai in lotta per la vittoria.
Ora vedendo la gara sorgono un po di dubbi: perché sono state ammesse due auto che sono di fatto prototipi? (Ford GT e Porsche), la Ferrari è passata da essere la migliore auto del lotto ad andare come un camion, non è che hanno esagerato un tantino col BOP?

Nella GT AM, si segnala la grandissima gara della vettura italiana del team Embimotors, risultato ottenuto senza nessun acuto ma grazie alla regolarità nel passo e all’abilità di restare lontano dai guai chiude sesta di classe. Segnaliamo presenza dell’unica donna al via nel team: Cristina Nielsen.

Infine complimenti a Jan Lammers che a 61 anni suonati porta la gara al termine sulla Dallara del Racing Team Nederland e a Tracy Krohn che ha 63 anni anche quest’anno non ci ha fatto mancare nulla.